Japan Orfeo, musica di Claudio Monteverdi

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La favola di Orfeo è strutturata in un prologo e cinque atti, di cui ognuno può essere considerato un micro-cosmo a sè stante e contenente espressioni autonome delle arti performative Italiana e Giapponese.

L’evento verrà diviso in due parti, la prima consistente nel prologo e nel I e II atto, la seconda nei rimanenti 3 atti.

La favola di Orfeo narra la storia del semi- Dio, che incarna il potere spirituale della musica, incantando e calmando gli animali, gli uomoni e gli dei.

Il primo atto si apre con la celebrazione del matrimonio tra Orfeo e la sua amata Euridice, un festivo coro di pastori e ninfe con brevi sezioni solistiche per le voci di: pastore I, pastore II, pastore III, pastore IV, ninfa – che partecipano alla gioia dei semi-Dei. Danze popolari della tradizione mediterranea, sono protagoniste delle festività. Orfeo ed Euridice cantano la bellezza dell’amore e la felicità del matrimonio e pregano gli Dei affinché proteggano la loro unione. Il coro dei pastori e ninfe si unisce alle loro preghiere.

Le danze della Pizzica e della Taranta nel Salento:

Il secondo atto continua con la celebrazione del matrimonio, quando Euridice lascia la festa per cercare dei fiori per la sua ghirlanda. Improvvisamente la felice atmosfera viene interrotta dall’arrivo della messaggiera Silvia, che porta tragiche notizie.

Euridice, mentre stava camminando per la foresta con le sue compagne in cerca di fiori da portare ad Orfeo, è stata morsa da un serpente ed è tragicamente morta. La messaggiera riferisce che le ultime parole della sfortunata ragazza sono state il suo pianto verso l’amato Orfeo. La giovinezza è distrutta dal dolore e dalla disperazione, mentre il coro commenta come il destino amaro sia capace di far precipitare i mortali dal paradise della gioia all’inferno assoluto dello sconforto. A seguito di  un momento di doloroso silenzio e dopo aver dannato il suo fato, Orfeo decide di sfidare la legge divina: lui stesso andrà alle porte dell’Ade per implorare gli Dei affinché gli restituiscano la sua giovane sposa, così crudemente strappatagli.

Terzo atto: una seconda allegoria appare – la prima era stata la Musica nel Prologo- e accompagna Orfeo ai cancelli del regno dei morti: la Speranza, al quale il giovane eroe ha riposto il suo conforto in questo difficile momento. La Speranza dà a lui il coraggio per abbandonare se stesso nel momento in cui deve oltrepassare l’Ade: é qui, nella totale oscurità dove il fiume separa i vivi dai morti, che Orfeo incontra Caronte, il traghettatore di anime, che discende lungo il fiume Styx. Caronte è scioccato nell’incontrare un essere vivente nel regno dei morti e il suo stupore è sottolineato dalla presenza di performers giapponesi che invocano la difficoltà di questo incontro attraverso la violenza della loro espressione. Il giovane eroe tuttavia sa che può sconfiggere il potere di Caronte attraverso le canzoni e la musica e inizia a cantare la sua melodia di seduzione con lo scopo di incantare il guardiano dell’Ade.

Un’arpa di luce creata dall’artista del suono Pietro Pirelli si unisce all’orchestra monteverdiana. I raggi di luce toccano le mani di Orfeo e producono i suoni indicati nella partitura scritta, creando una straordinaria combinazione di suono fisico- contemporaneo mescolato con la partitura della musica barocca. Caronte è affascinato dal suono dell’arpa, come una misteriosa danza di figure che ballano attorno a lui esprimendo ostilità contro Orfeo, ma concedendogli il permesso di passare.

Noh, il tradizionale teatro musicale giapponese, attivo fin dal 14° secolo: http://www.hosho.or.jp

Proserpina e Plutone, la coppia divina che governa il mondo dei morti, appare nel quarto atto. Loro sono vestiti di sontuosi costumi che riflettono la loro appartenenza ad un altro mondo misterioso. La loro entrata è solenne e ieratica. Loro commentano questo strano evento: un mortale è riuscito ad oltrepassare la soglia ed entrare nel mondo dei morti per riprendersi la sua sposa, in nome del suo amore che non conosce la morte. La dea Prosperpina è mossa dal dolore di Orfeo e affascinata dal suono dell’arpa, convince suo marito Plutone ad essere indulgente con il giovane e a restituirgli la sua sposa. La bellezza e solennità dei due dei sarà sottolineata dalla performance degli artisti giapponesi attraverso una coreografia di movimenti regali, estremamente lenti e di un altro mondo, evidenziando un totale distacco dalle due potenze supernaturali e metafisiche.

Plutone e Proserpina obbligano Orfeo a non voltarsi per vedere sua moglie fino a quando non abbiano oltrepassato l’oltretomba. Orfeo richiama Euridice ma, colpito dal dubbio e dal timore, subito si gira verso di lei, disobbediendo il commando divino. Euridice è di nuovo portata per sempre nel regno dei morti e trasformata nella stessa natura metafisica in cui appare Caronte. Un coro di spiriti commenta il triste fato di Orfeo.

Nel quinto atto Orfeo si lamenta del suo fato e si dispera per aver perso sua moglie una seconda volta. Nel momento di impulsiva vendetta, lui condanna l’amore e abbandona per sempre tutte le relazioni amorose con le donne, fonte di sofferenza e dolore.

Nel finale della seconda versione, il librettista Alessandro Striggio fornisce un lieto fine che si allinea con il gusto della corte dei Gonzaga: Apollo, il dio del Sole e delle Arti, padre di Orfeo, discende dal cielo e accompagna suo figlio nelle sfere celesti, portando pace e conforto. Il coro di ninfe e pastori commenta, sia con gioia che con melanconia, il passaggio dell’eroe al regno degli dei.

Nel libretto originale Striggio aveva previsto un finale tragico che non è mai stato messo in musica da Monteverdi. Il finale riflette il mito originale, così come tramandato dalle fonti greche e latine, che prevede la morte di Orfeo per mano delle Baccanti, le sacerdotesse del dio Dioniso e seguaci del culto dell’amore orgiastico e della perdita di sé, offese dal rifiuto delle donne di Orfeo: lo riducono a brandelli accompagnate dal feroce suono di flauti e timpani.